:: SPONSOR ::

I primi passi della sua lunga carriera Maurizio li ha compiuti presso la gloriosa e storica Società Libertas Rimini che, fin dalla data della sua fondazione avvenuta nel 1919, ha donato alla boxe internazionali campioni quali: Loris Stecca (fratello di Maurizio), Rodriguez, Missirini, Totti, Neri, Montanari, Bianchini, Righetti.
L'accoglienza fu subito calorosa e l'ambiente sportivo non gli era certo estraneo visto che, Maurizio, ha da sempre effettuato queste attività riuscendo addirittura a vincere le fasi locali di corsa campestre ai Giochi della Gioventù e giungendo fino alle finali nazionali.
Lo sport affascina il giovane Maurizio non solo per la sfida con gli altri atleti, ma anche e soprattutto per la sfida contro sè stessi e contro i propri limiti.

tutto cominciò una sera di gennaio del '78 quando Maurizio si recò alla palestra riminese Libertas (vicino allo stadio Romeo Neri). Forse in pochi, appena entrato in palestra, credevano nello potenzialità di quel burdél, di quel bambino un pò mingherlino che portava con se una borsa più pesante di lui. Chi ci credeva però, con grande intuito, era il Maestro Elio Ghelfi. Fu lui a credere in fondo a quel ragazzino, ad allenarlo ad insegnarli la nobile arte, e sempre lui che, a soli 3-4 mesi dalla prima volta che Maurizio mise piede in palestra, a ritenerlo adatto per partecipare al suo primo Torneo, il Campionato Italiano previsti per Aprile.

La prima vittoria arrivò al Campionato Regionale Novizi, dopo solo un minuto e mezzo del 2° round, per abbandono. Già nel maggio dello stesso anno arrivo il primo titolo tricolore, nella categoria mini-Mosca. Curiosità: all'epoca Maurizio, 15enne, pesava soltanto 46 kg e per poter entrare nella categoria mini-Mosca dovette ingrassare per raggiungere i 48 kg di limite consentito.

Il suo primo anno di attività, il 1978, si concludeva con 7 incontri di cui 6 vinti. Grazie a questi incoraggianti risultati e al sempre presente incoraggiamento di Ghelfi che Maurizio decise di compiere un grande passo e diventare un pugile dilettante. Da ora in poi si farà molto sul serio...

Al tempo dei miei esordi, il pensiero dominante, quando salivo sul ring, era il seguente: "Ormai sono qui dentro e non posso fuggire, tanto vale che dia il massimo"1 Non avevo paura, ma la mia carica agonistica era alle stelle. Cercavo di essere vigile, prestando attenzione a non commettere errori. Imparai gia da allora ad ascoltare l'allenatore all'angolo. Sul ring avevo l'impressione di essere diviso in tante parti - occhi, orecchie, braccia, gambe, pugni - che agivano all'unisono, coordinate dal cervello. Andavo a combattere con una mentalita vincente: l'avversario non era fondamentale, importava la prestazione sportiva. Usavo prevalentemente la tecnica di evitare i colpi dell'altro. Tentavo di capire le sue possibili mosse, guardandolo dritto negli occhi, allo scopo di poterlo anticipare nei pugni. Se il mio rivale non aveva coraggio di sostenere lo sguardo, capivo che mi temeva e questo, psicologicamente, mi metteva in una posizione di forza. Questa tattica mi veniva naturale già allora, ed era condivisa e incentivata da Ghelfi, il quale mi ha sempre incoraggiato. Grazie ai suoi insegnamenti, alla mia grinta e all'esempio di Loris, sono riuscito a raggiungere un posto d'onore nella boxe nazionale. Inoltre, ero esaltato dall'atmosfera leggendaria che respiravo alla Libertas: ogni volta che entravo in palestra, restavo ad ammirare le vecchie fotografie in bianco e nero dei grandi campioni del passato. La sicurezza e l'euforia che provavo, erano paragonabili a quelle vissute in una famiglia che ti circonda di calore e di affetto. Come pugile, ritenevo che quelle erano le mie radici e ciò mi dava la certezza di non essere un improvvisato. Ho amato subito la boxe perche nell'ambiente riminese ho avuto l'impressione di essere il discendente di una grande stirpe sportiva, con il peso della tradizione alle spalle. Tutto questo, anzichè spaventarmi, mi ha invece esaltato. La palestra scura e fumosa, l'odore che vi regnava, il suo decadimento mi sono sempre piaciuti.

 


Il rito del peso


28 Gennaio 1978
La prima esibizione da novizio
con il compagno di Palestra Umberto Morri


Maurizio e il fratello Loris sul ring della Libertas


Ottobre '83 - Coppa del Mondo Dilettanti - Categoria Gallo


22 Ottobre '83 - Coppa del Mondo Dilettanti
La Vittoria

 

All'età di 21 anni si presenta per Maurizio la ribalta più attesa da tutti coloro che fanno sport, ovvero i Giochi Olimpici.

Un sogno che inseguiva fin da bambino, quando in televisione guardava i tornei internazionali, si stava esaudendo. Questo è quello che pensava Maurizio salendo la scaletta dell'areo da Fiumicino l'avrebbe portato a New York per poi raggiungere Los Angeles, dove il villaggio olimpico lo stava aspettando. Un atmosfera irreale, un entusiasmo inatteso, un viaggio fantastico erano questi gli elementi che accolsero Maurizio al suo arrivo nella metropoli americana.

All'interno del villaggio olimpico Maurizio divideva la propria camera con Francesco Damiani, pugile romagnolo pure lui ma nella categoria Pesi Massimi. Era proprio il suo compagno di stanza a riscuotere alla vigilia le maggiori considerazioni per la vittoria finale, mentre Maurizio poteva rappresentare una 'Sopresa'.

Il villaggio olimpico, agli occhi del Giovane Maurizio, poteva sembrare come un grande album di figurine di campioni dove poter vedere calciatori come Walter Zenga e Pietro Vierchowood, cestisti come Dino Meneghin, campioni di atletica quali Sara Simeoni e Gabriella Dorio e miti dello sport di tutti i tempi come il figlio del vento Carl Lewis.

Tanta eccezzionalità e tanta routine, quella della battaglia con il peso per poter restare nella categoria Gallo. Maurizio doveva rimanere dentro i 54 kg di peso ed era costretto ad una dieta ferrea che doveva anche combattere con la naturale tendenza di un ventenne alla crescita. A rendere più pesanti i morsi della fame sembrava essere stato messo per scherzo anche un enorme ristorante, nel bel mezzo del villaggio olimpico, aperto 24 ore su 24 e con tutte le specialità immaginabili. Alla fine della competizione sarà forse la rabbia per tante privazioni alimentari a contribuire con 'peso' alla vittoria finale.

Il primo incontro venne fissato per il 2 agosto alle ore 12:00. Come avversario il sorteggio gli aveva destinato l'irlandese Sutcliffe. Potè così iniziare, ufficialmente, l'avventura olimpica di Maurzio Stecca.

Vinto il primo incontro continuò, una volta sceso dal ring, la lotta con la bilancia. Allenamento e digiuno accompagnavano le giornate del giovane pugile in attesa degli incontri successivi.

Il 4 agosto l'avversario di turno fu lo zairese Zulu. Quattro giorni dopo invece fu l'ora dei quarti di finale dove anche il colombiano Pitalua fu sconfitto. Era il bronzo, un risultato eccezionale per un ragazzo alla sua prima olimpiade.

In semifinale, prevista per il 10 agosto, era atteso lo scoglio più duro per la vittoria finale, ovvero il dominicano Pedro Nolasco, il grande favorito. Il sudamericano era infatti all'apice della sua forma e quello contro di lui fu il migliore degli incontri che Maurizio disputò alle Olimpiadi.

Quello con Nolasco fu un match molto tecnico e non combattuto "all'ultimo sangue". Per batterlo ho usato tutta la mia astuzia piuttosto che la forza, dato che era più grosso e tarchiato di me. Nolasco cercava il contatto ravvicinato ed io non glielo permettevo: con questa tattica lo misi in difficoltà, poiche non riusciva a colpirmi. lo sapevo di incontrare un uomo forte, colui che aveva sbaragliato il campione americano, il vero favorito, nonche il pugile coreano che io avevo già battuto a Roma nel 1981 Sul ring mi muovevo in modo da disturbarlo e non farmi prendere, la mia vittoria ai punti fu netta, 5 a 0. 1 miei allenatori Franco Falcinelli e Nazareno Mela mi avevano suggerito molto bene di non lasciarlo lavorare corpo a corpo, perciò io colpivo e fuggivo. Dopo aver vinto con il dominicano, pur essendo certo della medaglia d'argento, non riuscii a rilassarmi. Ero consapevole di dovere ancora combattere dopo due giorni e questo significava protrarre le mie fatiche e la mia concentrazione. Nell'incontro finale, mi sarei trovato difronte Hector Lopez, il giovane messicano che arrivava al match contro di me, dopo avere battuto dei pugili più accreditati di lui.

Il verdetto a fine incontro sancì un secco cinque a zero a favore dell'italiano. La medaglia d'oro era ora molto vicina.

In finale, il 12 agosto, lo attendeva il messicano Lopez. Ma il giorno precedente alla finale fu molto duro per Maurizio come ragazzo che vedeva gli altri atleti, ormai fuori dai giochi, lasciarsi andare e divertirsi in giro per la città californiana... anche se quei pensieri servirono forse ad allentare le tensioni.

Alle ore 12:00 Maurizio salii sul ring, davanti a lui l'avversario messicano, attorno un palazzo dello sport stracolmo e chiassoso, al fianco i suoi allenatori che lo tranquillizzavano.

Il messicano aveva il mio stesso modo di boxare, pulito e preciso. Sembravamo due schermidori, piuttosto che due pugili. Il match fu acceso fino all'ultimo secondo; più volte ebbi la sensazione di sbagliare perchè tentavo di colpirlo, ma non me lo trovavo ,davanti. Combattemmo tre riprese da 3 minuti l'una; io ero stremato, verso la fine non ce la facevo più, tutti i recenti sacrifici si facevano sentire. Al termine, caddi sulle corde dell'angolo: ero spossato, ma riuscii a vedere con la coda dell'occhio che il mio rivale sorrideva beffardo, mentre percorreva il ring in lungo e in largo a braccia alzate con un sombrero messicano nero puntellato di paillettes, calcato sulla testa. In quel momento ero fiero di avere conquistato la medaglia d'argento alle Olimpiadi. Nelle orecchie sentivo le grida dei miei allenatori: "Maurizio, hai vinto, hai vinto"! lo ero abbattuto, piegato dalla tensione che si allentava e dalla stanchezza, ma ebbi la forza di rispondere: "Non ho vinto io". Falcinelli insisteva: "Vuoi scommettere la medaglia"? Non so più quale parte di me gli disse: "No, magari ti dò il guantone destro"! Oggi quel guantone, ce l'ha ancora lui! La superbia e l'estrema giovinezza di Lopez, accentuate dal suo istrionismo mi avevano ingannato. "The winner is blue corner, 4 at 1. Maurizio Stecca from Italy"!

A fine incontro Maurizio ricevette le graditissime congratulazioni di Mohammed Alì e Marvin Hagler, il quale gli profetizzò una grande carriera.

Al ritorno nel villaggio olimpico, Maurizio si prese alcune piccole soddisfazioni culinare presso il grande ristorante che lo avevo ossessionato per tutta la manifestazione.

Al suo rientro, il 18 agosto 1984, Maurizio era come volasse in cielo aveva lasciato l'Italia da ragazzo e bravo pugile e tornava come CAMPIONE.


Cerimonia di apertura delle Olimpiadi



In giro per il villaggio olimpico



I pugili italiani all'Olimpiade



L'incontro contro lo zairese Zulu



L'incontro finale contro il messicano Lopez



La gioia della vittoria



La premizione



Il podio olimpico

 

All'alba del giorno dopo le Olimpiadi arriva per Maurizio l'ennesimo grande passo (nel frattempo si sposato con la fidanzanta Roberta) il passaggio al professionismo.

In realtà il passaggio era già in previsione un anno prima della esperienza americana ma le Olimpiadi avrebbero comunque fatto da spartiacque.

Maurizio passa dalla categoria Gallo alla categoria Pesi Piuma e si rimise sotto le ali protettive ed esperte dell'allenatore dei primi anni, ovvero il maestro Ghelfi. Seguendo le scelte del fratello Loris ingaggio Umberto Bianchini 'Il Cardinale' come proprio manager.

Il primo incontro fu contro il francese Aparicio a Milano, era il 1 dicembre del 1984. La vittoria arrivò al 2° round per ko tecnico. 25 giorni più tardi sfidò lo spagnolo Garcia, vincendo ai punti dopo sei riprese. Dopo pochi altri combattimenti Maurizio passò alla prima serie e, nel 1985, per la prima volta da professionista, si recò a Reno nel Nevada, negli Stati Uniti. Emozioni e insicurezza per una tale trasferta non compromisero il risultato anche se il combattimento non piacque a Maurizio.

Per alcuni degli anni a seguire Maurizio disputò molti incontri, ma non per il titolo. L'obiettivo del suo manager era quello di rafforzare e mantenere l'immagine e la fama del campione, cercando borse più alte di incontro in incontro.

Tutto questo ebbe la sua naturale conclusione nell'incontro per il titolo mondiale WBO da svolgere a gennaio il 28 gennaio del 1989. L'avversario di turno è una vecchia conoscenza, ovvero il dominicano Pedro Nolasco l'avversario sconfitto nelle semifinali olimpioniche di cinque anni prima.

Anche in questa occasione Nolasco fu battuto. La vittoria arrivò per abbandono alla 6° ripresa il titolo mondiale WBO Categoria Piuma fù di Maurizio.

Dopo una difesa del titolo vinta contro Angel Levy Mayor, arrivò la tragica giornata dell'11 novembre 1989, in casa propria, a Rimini, contro Luis Espinoza. Sul ring quel giorno non salì il solito Maurizio Stecca, fisicamente in forma, ma non pronto a livello mentale.



Alla 7° ripresa Espinoza mi colpi con un gancio destro all'occhio sinistro; per ripararmi il viso mi scoprii il fianco, cosi lui pote infilare un montante, e colpirmi al rene. A quel punto avvertii un gran dolore e mi inginocchiai, per recuperare le forze. Nonostante il pugno all'occhio destro riuscivo a vedere, con il sinistro, che il mio avversario si caricava proprio grazie alla mia difficoltà. Sentivo l'arbitro che contava: velocemente ragionai sul da farsi e, in soli 8 secondi, decisi di lasciare perdere, se non volevo terminare con un ko. Fisicamente ero distrutto, Espinoza mi aveva colpito proprio bene. Alzai la mano e lentamente me ne andai all'angolo, mentre il palazzetto dello sport di Rimini pareva tremare sotto uno scrosio fragoroso di applausi. Il mio pubblico capiva e ancora una volta mi era vicino.



Una sconfitta è già dura di per sè. Perdere un titolo mondiale davanti ai propri concittadini ancora di più. Una di quelle cose che avrebbe abbattuto un toro e dal quale sarebbe stato molto difficile ricominciare. Ma Maurizio non si perse d'animo e riacquisto in breve forza d'animo e pensiero positivo. Gli allenamenti ripresero e così anche gli incontri. Il tragitto verso la riconquista del titolo era iniziato.

Già nel 1991, a Sassari, l'occasione di battere Armando Reies e riappropiarsi del titolo WBO non fu buttata e Maurizio prese nuovamente per mano la cintura mondiale grazie ad un KO tecnico al 5° round. Maurizio detenne il titolo per oltre un anno. La perse a Londra nel maggio del 1992 per mano del locale Colin McMillan.

Nel dicembre 1992 Maurizio vinse il Campionato Europeo contro il franco-algerino Fabrice Benichou, in Francia, a Clermondt Ferrandt. Dopo tre vittoriose difese il titolo gli fu sottratto a Bolougne Sur Mer dal francese Herve Jacob, il 28 marzo del 93 per intervento medico all'11° ripresa. Una sconfitta pesante, dipesa da fattori incontrollabili, che aveva lasciato una ferita aperta nell'animo di Stecca che il maggio successivo sancì la sua maggiore forza nella rivincita contro il francese, infligendogli un ko al 10° round. Ma a settembre dello stesso anno sempre per mano francese (Stefan Haccoun) e sempre un intervento medico gli sottrasse nuovamente il titolo continentale.

Ormai giunto a 30 anni la carriera comincia a pesare sulle spalle di un atleta, ma non su quelle di Maurizio che dopo aver conquistato il titolo mondiale e quello continentale vuole mettere nel mirino la conquista dell'unico titolo che gli è rimasto da conquistare ovvero il titolo Italiano.

Puntando molto sulle sue qualità tecniche e sulla sua esperienza, il 22 marzo del 95 sul ring di San Benedetto del Tronto a spese del detentore Atos Menegola, Maurizio, con una vittoria ai punti al 12° round conquista il titolo tricolore nella categoria Super Piuma.

Con quella stessa cintura nazionale Maurizio deciderà di concludere la sua fantastica carriera.

Tra il 1984 e il 1995 Maurizio ha affrontato 53 incontri da professionista vincendo 49 e perdendone 4, conquistando il titolo Italiano, il titolo Europeo e il titolo mondiale WBO.



Maurizio con il Manager Umberto Bianchini


6 ottobre '88 - Milano
L'incontro con Rocky Lawor


28 gennaio '89 - Milano
Maurizio conquista il titolo mondiale WBO


Campione mondiale WBO - Pesi Piuma


Maurizio con il Maestro Elio Ghelfi


8 dicembre '92 - Clermondt Ferrandt
Maurizio conquista il titolo Europeo Pesi Piuma


22 marzo '95 -San Bendetto del Tronto
Maurizio conquista il titolo italiano Super Piuma

 

Maurizio Stecca nasce il 9 marzo 1963 a Santarcangelo di Romagna, nell'entroterra riminese. Nasce da mamma Bruna e papà Luciano e vede la luce tre anni dopo il fratello maggiore Loris.

I genitori giravano i paesini dell'entroterra con la loro bancarelle di giocattolli e ogni mattino il padre con la bicicletta andava a Rimini a procurare il latte per il piccolo figlio.

Nasce davvero piccolo il giovanissimo Maurizio anche perchè settimino (nato dopo nove mesi di gravidanza), tanto piccolo da poter stare in una scatola di scarpe.

Maurizio ha trascorso buona parte della sua infanzia di fronte al mare, prima a Torre Pedrera poi a Rimini dove frequentava la scuola elementare e dove passava il suo tempo libero tra gli amici e i giochi al porto. "Non aveva paura di niente" dicevano i suoi genitori, andava ovunque con sicurezza e spavalderia.

Vivace ma attento fin dalle medie mostrava la sua propensione per l'attività sportiva riuscendo bene in qualsiasi attività e portando a casa molte vittorie.

Poi, seguendo l'esempio del fratello Loris, arrivò la Boxe. Fra preoccupazioni ma enormi soddisfazioni mamma Bruna e papà Luciano sono sempre stati vicini ai due figli, seguendo, a volte, le loro gesto. Storica fu una serata del 1979 quando sia Maurizio che Loris, a Fano, conquistarono il titolo italiano per le proprie categorie.

La presenza del fratello Loris, infatti, fu molto importante per la carriera di Maurizio. Fu infatti il fratello a aprire la strada e infrangere anche certi pregiudizi verso la boxe che giravano in famiglia e fu la naturale competizioni fra fratelli a far optare per la boxe la scelta che Maurizio fece quando volle trovare uno sport da praticare. Due caratteri diversi quello dei fratelli ma un grande amore per questo sport.

Anche in seguito Maurizio seguii le esperienze e le vittorie del fratello Loris, scambiandosi l'attenzione del pubblico, tanto che a fine carriera forse i fratelli Stecca sono l'unico caso di coppia di fratelli ad aver vinto tutto quello che la propria categoria permetteva.

Un altro incontro fondamentale nella vita e nella carriera di Maurizio avvenne con il Maestro Elio Ghelfi. L'allenatore che lo accolse per primo nella palestra della Libertas di Rimini. Il Maestro seguì Maurizio con attenzione, aiutandolo a costruire la sua carrirera. Grazie al suo contributo Maurizio migliorò tecnica e tattica, ma non solo... Elio rappresentò per il giovane Maurizio un secondo padre e la sua palestra una seconda casa, un grandissimo sostegno sportivo ma soprattutto umano. Ancora oggi che Maurizio ha assunto con giovani pugili il ruolo che Ghelfi aveva con lui, riscontra in quello che fa gli insegnamente del suo Maestro.

Ma nel frattempo anche la vita privata pretende i suoi spazi. Dall'età di 17 anni Maurizio ha visto entrare nella sua vita quella che poi sarà la sua sposa, Roberta. Un incontro e una coppia che il destino ha intrecciato fra le strade di Rimini e il ring.

Roberta e Maurizio si sposano il 9 settembre del 1984, subito dopo le Gloriose Olimpiadi di Los Angeles, seguendo le indicazioni di Elio Ghelfi che, sicuro del risultato di Maurizio, aveva consigliato ai due di sposarsi dopo Los Angeles.

Ad oggi l'amore tra Roberta e Maurizio ha dato due splendidi frutti che portani il nome di Morena, la figlia maggiore e Marvin, l'ultimo nato, così chiamato in onore del grande pugile Marvin Hagler stimattissimo da Maurizio.

Oggi, dopo aver abbandonato i ring come pugile, Maurizio ha deciso di non abbandonare comunque la palestra e ha messo e mette ancora la sua esperienza, la sua voglia e il suo amore per la boxe al servizio dei giovani pugili.


Maurizio alle Elementari
il secondo bambino in piedi da destra


Maurizio e il fratello Loris sul ring della Libertas


9 settembre 1984 - Il Matrimonio con Roberta


2000 - La Famiglia Stecca al Completo